lunedì 7 dicembre 2009

Il congedo (Siarco) 41


Amici cari eccomi al traguardo,
nascondere non posso l'emozione
anche se ancora son tosto e gagliardo
è un po' morire l'andare in pensione.

Tanti vi lascio che qua v'incontrai,
con il tempo qualcuno è migliorato,
solo Tittoni che non cambia mai
del fascio era e del fascio è restato.

Martignoni n'ha fatti di progressi
s'è rifatto il naso e la ragazza,
s'è dato al ballo, senza più complessi,
mò non c'è più motivo che s'incazza.

Forcina non è andato tanto avanti,
piccolo era, piccolo è rimasto,
sta con Alberto negli stessi impianti
ma fra di loro mai ci fu contrasto.

Lucio e Micio n'han fatta di carriera,
uno è cassiere per i soldi spicci,
l'altro coi soldi della caffettiera
s'è fatto l'auto senza tanti impicci.

Mariano se la prende a canzonella
è uno dei più vecchi, e come tale,
sa che è definitiva la pagella;
se capitano fù, mò è caporale.

Nino è un ragazzo di poche ambizioni
tant'è vero che tifa per la Lazio;
Ci vede poco però ha i denti buoni
il Mancini che mai si snte sazio.

Pino Brunetti ha la squadra buona,
gente che mai si becca un cartellino,
sarà l'allenatore che funziona
o l'arbitro che è sempre lì vicino?

Manlio si sente come uccello in gabbia
e lui, che delle gabbie se ne intende,
s'è calmato parecchio, non s'arrabbia,
mai più come una volta se la prende.

Il capopressa rimane Gubbiotti
col fedele Marella sempre attento
di Fabio a sventar loschi comploti,
Scrocchia si butta dove tira il vento.

Erano quattro prima che Peppone
smettesse di sparare col cannello,
Castellucci e Magrini, mò attenzione
che a sparare rimane Ciciarello.

Se Polidori va da pero in frasca
Antonello invece non lo schiodi,
Izzi non teme giunga la burrasca,
Collo sta sotto tiro in tutti i modi.

Rossi fa il capo (Solo su a Roiate)
Salvatore non fa nemmeno quello,
Casoria spesso fa le sue sparate
come la volta che legò il cannello.

Se vedi Ciccio ti metti paura,
se lo conosci è un pezzo di pane
Paoletto è sfigato di natura
pur non volendo trova sempre grane.

Ermes si sposa sempre al magazzino,
Friello non è di tanta confidenza,
Pierotti si comporta da "padrino"
la mafia romagnola è una potenza.

Ormai Giardna è sull'altra sponda
ma resta con la truppa in sintonia,
Emilio e Leo sempre a mover l'onda
tra gente nuova che arriva poi va via.

Neri nessuno pensa sia tedesco
anzi, c'è chi lo chiama "marocchino"
Passariello e Barone stanno al fresco,
Rolando il"Polacco" fa casino,
insiste a dire che è un polacco finto,
Sebastiani e Basao fanno pareggio
Valerio dice sempre: -abbiamo vinto!-
Stia tranquillo che verrà di peggio,

Gianni s'è messo a fare le forcelle,
con il supporto del valido Corrado
e con Solinas, sempre un po' ribelle.
Dice:-Mò vengo!- poi -Mò me ne vado-

Putrella, crede d'esser milanese,
turni di notte, poi treni di giorno,
ma gli hanno chiesto quando andò a Varese
se avesse il permesso di soggiorno.

Antonio e Doro, operai provetti
hanno il reparto pieno di armadietti
il reparto che un dì fu di Fioretti
è stracolmo di lampade e faretti.

Con Lavarini e Carmine in tenzone
per conquistar la prima posizione;
sono finiti i tempi che Angelone
stava vent'anni senza promozione,
su, ha fatto strada, m'hanno raccontato,
chissà se ha superato lo scienziato?
Chissà se ha superato il grande Toto?
lui, non lo schioda nemmeno il terremoto,

Ma la squadra migliore, a dire il vero,
è il gruppetto di Cencio, è un gioiello,
c'è Roberto, è un amico anche se è nero, fascista
c'è Lestini che è il bullo di Castello,
Vincenzo che è l'erede naturale
del patriarca, ma lui ancora non molla,
ha il cuore matto, la pressione gli sale,
ma resta il più acclamato dalla folla.

Cencio, rimani calmo, tieni duro!
Fra una decina d'anni la pensione
verrà anche per te, te lo assicuro
e per quel giorno avrai la tua canzone.

Se non potrò venirtela a cantare
ti manderò un fax per l'occasione;
ora basta, vi voglio salutare
Ignazio, su su su, fino al padrone

dicembre 1998 (Siarco)

da:Er polo e li polli







venerdì 4 dicembre 2009

Mostra storico fotografica (40)

1 febbraio 1928 fam. di contadini all'ingresso di una capanna

Settant'anni son tanti
sono una vita intera;
ho visto lì com'era
quella vita d'allora,
le paustri capanne
di perduta memoria,
con la mota, le canne,
roba da preistoria,
acquitrini malsani
dove allor la malaria
falcidiava gli umani,
qui gia siam nella storia.

Gli abruzzesi pastori
in posa, lì, di fuori,
immagini sincere,
crude ma veritiere.
Alla vergine terra
regno della zanzara
l'uomo fece la guerra
per farla meno avara,
ne rivoltò le zolle,
vi costruì canali,
tenace il Duce volle
fondar nuovi natali.

Quelle lievi colline
che già videro Enea
bonificate infine
ch'ebbe una suora Ardea..Ardea esisteva dall'antichità
Nel vasto agro ridente
ora fertilizzato
tra i monti ad occidente
il mare all'altro lato,
Pomezia vide il sole
tra cento e più poderi
con genti romagnole
a far da pionieri.

Di famiglie trentine,
di slavi e di rumeni
andati oltre confine,
ne vennero altri treni.
Famiglie romagnole,
rivedo gli avi miei
con prolifica prole;
fra tutti vedo lei
che non conobbi mai,
mia nonna, nove figli,
e (penso) tanti guai;
credo he per sbadigli
di tempo non ne avesse,
mondo sanguigno e forse
manesco, ahi le percosse!

Le uniche risorse,
eran le tante braccia,
mondo rurale, antico,
di cui non v'è più traccia;
ahi quanta la fatica!
Puoi leggere in quei volti
dei giovani, allegria,
in quelli degli adulti
un po' di nostalgia,
ma pur noti l'orgoglio
di sentirsi pionieri,
fautori del risveglio
dal sonnolento ieri.

Ritti, vestiti a festa,
forse una comunione,
chini, il cappello in testa
piegati al solleone,
le camicette bianche,
i cappelli di paglia,
le placide giovenche,
un asino che raglia,
la zappa col forcale,
bambini con le fasce,
la stalla col maiale,
la pecora che pasce.

Le giovinette in bici
fiori di primavera,
sorridenti, felici,
in deliziosa schiera;
forse d'un federale
la Balilla lucente,
chissà? Forse un sensale
sul calesse elegante;
il Duce sulla torre
col saluto romano,
il Duce sulla trebbia
ad imboccare il grano,
i tanti gerarchetti
a fargli da contorno,
forieri siparietti
d'un tramontato giorno.

Ed ecco le macerie
di case diroccate
son cose troppo serie
per essere scordate,
La Storia, brutta o bella,
si guardi a cuore aerto,
chi la storia cancella
farà solo deserto.

Settantesimo anniversario
fondazione di Pomezia.

da: La Conchiglia


Chi erano i comunisti? (39)


Nonno; chi erano i comunisti?
Li hai conosciuti tu? Li hai mai visti?
Perché ne parla ancora il Presidente.....Berlusconi
sempre con odio e sempre con livore,
quasi che ancora n'avesse terrore?

Bimba; guarda tuo nonno!
Quanta gente ha avuto di più e si lamenta!
Quanta non ha mai lavorato ed è scontenta?
Lui, ha lavorato una vita intera,
ogni diritto è stata una conquista,
è sempre sceso in piazza, faccia in vista,
per questo scritto sulla lista nera.

Al pubblico banchetto
non ebbe mai l'accesso
ne lui ne i figli suoi;
i tempi son cambiati, cosa vuoi!
E' terminata l'allegra abbuffata!
Il presidente va contro corrente,
invece di onorare le promesse
(n'ha fatte tante), onora il suo interesse.

Ancor confuso il popolo acconsente,
acconsente perché spera che torni
la tavola imbandita di quei giorni;
tanti, che mai vi ebbero l'accesso,
sperano almeno d'arrivarci adesso.

Tuo nonno no!, Tuo nonno non ci crede!
Non ci crede e lo grida ai quattro venti,
e, quelli che nel sonno son contenti,
potrebbero svegliarsi. Ecco bambina,
tuo nonno è un comunista,
che ha sofferto un dì per la sua fede,
che non s'è mai nascosto, e ciò che vede,
anche se scomodo, lui non lo nasconde.

Chi un impero ha fondato
sopra l'imbroglio e sopra la menzogna
teme la verità più della rogna.

Sempre sarà temuto e sempre odiato
chi gli ricorda il suo losco passato!
Lui, lo sa bene che un comunista
sarà sconfitto sì, ma non domato.

da: Comunistifobia






giovedì 3 dicembre 2009

L'hanno voluto (38)


Gli hanno creduto,
l'hanno voluto,
se lo tenessero,
se lo godessero.
Mentre le attese
stanno sospese,
dal "suo" governo
fa il padreterno,
cambia la legge
se non lo protegge,
cambia la scuola
che non lo sfagiola,
tiket rimette
per le ricette
e per le tasse?
Ci sta l'impasse!
Mentre Tremonti
confonde i conti
inventa buchi
pei tanti ciuchi,
guai se gli tocchi
ai tanti allocchi
quel bell'omino
tanto carino,
sempre ridente,
sempre vincente,
perseguitato
dall'apparato
perché è il solo
fatto da solo.
Se scendi in piazza
tanto s'incazza:
I comunisti!
Gli stalinisti!
Di tutto sforna
poi fa le corna,
paventa i rossi
ma bacia Bossi
peché Castelli...........Ministro della Giustizia
spari a Borrelli......Procuratore capo di Milano (Mani pulite)
La gente sogna,
la gente spera,
ogni menzogna
sembra sincera,
la gente dorme,
vuole sognare,
se le riforme
saranno amare
gli hanno creduto,
l'hanno voluto.
Quello che abbocca
sovente sbrocca
quando gli tocca
la parte sciocca,
ma non s'adiri
perché si sa
la truffa è sintomo
di libertà!!!!!!!

marzo 2002
da: Comunistifobia

mercoledì 2 dicembre 2009

Al Governatore (37)

Premessa:
Il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, in una intervista rilasciata a Bruno Vespa per la trasmisione "Porta a Porta" riconosce che nel 1994 c'era stata una svalutazione della Lira assai pesante e nel 1995 (Governo Prodi) si ebbe una rivalutazione della stessa cosa mai avvenuta negli ultimi quarant'anni. Fazio, che ha sempre spronato ingenerosamente i governi dell'Ulivo ad essere più severi n materia di riforma delle pensioni, nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio, Berlusconi, è parso molto più accondiscendente e servile.
Al Governatore
Hai sparato sempre a zero
nei confronti dell'Ulivo,
or, per obbligo del vero
tu ne parli in positivo.
Grande la svalutazione
fatta da chi c'era prima,
molto alta l'inflazione;
molto bassa era la stima.
Prodi prese la vettura
senza far vane promesse,
anzi disse: Sarà dura,
ma sarà nostro interesse!
Si rivalutò la Lira,
l'inflazione in ritrata,
mentre il Polo colmo d'ira
bombardava ogni giornata.
con le accuse di regime,
d'illegittio potere,
con continue pantomime
d'un piagnoso Cavaliere.
Maggioranza risicata
con Faustino a far da freno,
fu l'Europa conquistata
tutto con punteggio pieno.
Tu, non fosti mai contento,
e, dall'alto del tuo scrano
ripetevi l'argomento:
Le pensioni sono un danno!
Conquistata la salita
Bertinotti andò da solo,
dell'Ulivo la ferita
fu na manna per il Polo.
Un D'Alema condannato
dal passato comunista
venne allor sponsorizzato
da un Cossiga, sempre in pista.
I padroni all'arrembaggio
domandarono riscatto,
Massimino con coraggio
gli riempì ben bene il sacco.
Ma, per ingraziarsi i grossi
coonnelli del vapore,
si scordò i trascorsi rossi
da sembrare un traditore
a chi lo stimava tanto,
cosicché se ne partiva
chi da sempre gli era accanto
e conobbe la deriva.
Fosti allor forse contento
per Amato, le pensioni
eran state l'argomento
prima ancor di Berlusconi.
Siam sepolti da intenzioni
di "Soloni" competenti,
presi per le soluzioni
poi si fan tutti prudenti.
Or che c'era un po' di lesso
da spartire per qualcuno,
a strillare ti sei messo:
-Non c'è trippa per nessuno!
Le pensioni van frenate,
la flessibilità manca,
basta spese sciagurate,
ve lo dice la "mia Banca"!-
Hai sparato sempre a zero
e l'Ulivo, bombardato,
nudo al voto, ma sincero
la sconfitta ha rimediato.
Coerenza è un'altalena
che non cambia mai di verso,
or mutata s'è la scena,
il discorso tuo è diverso.
Nulla a Silvio ora tu chiedi,
già di tutto ha lui promesso,
e senz'altro tu gli credi
che mantenga tutto adesso,
ma una cosa tu non dici
che il risanamento a farlo
fu l'Ulivo, non gli amici
che or tu lodi...Non negarlo!
(per non dimenticare) 2-11-2001
da: Comunistifobia

Grillo (36)


Se chiama Grillo, è verde, è 'n pappagallo,
stava da solo drento la gabbietta,
je presi na compagna p'accoppiallo
e lui se la sposò in tutta fretta.

Lalla era gialla che pareva er sole,
innamorata, de bbotto fece l'ova
e s'acchiocciò, come natura vole,
drento der nido, se mise a fa la cova.

Pe' giorni e giorni manco s'affacciava
e Grillo, all'erta, annava drento e fori,
se Lalla aveva fame l'imbeccava;
so' penzieri dovè fà i genitori!

E giorni e giorni fino a che 'n mattino
s'udì un pio pio che manco se sentiva,
da drent'er guscio uscito era un purcino
nudo, che Lalla, tenera copriva.

N'arto purcino poi un'artro ancora
fin quanno furon cinque bocche nove,
un pigoliccio continuo ad ogni ora,
Lalla dar nido nun se poteva move.

Grillo 'mbeccava Lalla, ad uno ad uno
lei li nutriva i cinque fijoletti,
ch'ereno bruttarelli, ché nessuno
aveva messo penna, poveretti!

Se cominciorno a véde li spuntoni,
er pigolio restava sempre tanto,
mò Lalla pe' sfamà li caciaroni
usciva poi pe' ritornaje accanto,
ma na matina nun uscì dar nido,
l'apersi, stava messa come 'n croce
co' l'ali spalancate, sorda ar grido
de fijoletti ch'eran tutta voce.

La levai fori, povere crature!
Senza la mamma mò come faranno?
Cinque pallette de carne! Chiudi pure!
Speramo bene! Forse moriranno!

Grillo se fece forza e drento e fori
nun se dava più pace er poverello,
Lalla era morta ma pe' li dolori
nun c'era tempo, er monno è 'n giocarello
che nun se ferma mai davanti a gnente
e Grillo s'addannò p'annaje appresso,
nun volle crede alle speranze spente
e nun se rassegnò; ebbe successo.

Mò nella gabbia è 'n gioco de colori,
de canti, de zompi, de svolazzi,
Grillo se gonfia, sta cor petto in fori,
ah! Se Lalla vedesse i suoi ragazzi!

anno 2000 da: Comunistifobia






L'officina (35)


C'è un'officina che da poco è nata,
con poco più di un anno è già famosa,
con una squadra che è una cannonata;
chi non è romanista entrar non osa.

Ci hanno provato ma non hanno retto,
lo fece Antonio, nipote di Pierotti,
ch'era laziale, faceva il bulletto,
che colpa abbiamo noi se se li è rotti?

Poi venne Massimo, quello fascistone,
(altra categeria che non ci piace),
con il cannello fece una questione
perché soltanto lui era capace.
Ha pijato d'aceto e se n'è annato
e noi abbiamo cresciuto il fatturato.

E venne Antonio, l'altro, il casertano,
sembrava calmo, era una gatta morta,
Nico lo affumicò, lui, piano piano
senza alcun salutar prese la porta.

Poi venne Nino, il siculo minchioso,
un tipo sveglio, tifava Palermo,
era svelto e pure spiritoso,
ma anche lui non riuscì a star fermo.

E s'affacciò l'altro Massimiliano,
portava il cane a fargli compagnia,
maschera in testa con la torcia in mano,
prima di subito se n'è andato via.

Alessandro? Lo dovevi vedere,
sembrava uno zombie che cammina,
-Fatti una sbornia! Non ti far le pere!-
io gli dissi; e lui staccò la spina.

Anche Francesco, che è uno studente,
questa estate ha fatto la stagione,
insomma, è passata tanta gente
che più che un'officina è una stazione.

Direte voi? Nessuno s'è fermato!?
Certo che sono pochi i coraggiosi
che hanno retto la botta, il risultato
è qui davanti a tutti voi curiosi.

Abbiamo Nico, detto anche "Stecchino"
che è uno specialista della fiamma,
guai a sgridarlo se toppa il poverino;
piangendo chiama subito la mamma.

C'era Simona che lo amava tanto
quand'era giorno di paga, specialmente,
lo aspettava fremente, poi, d'incanto,
è sparita nel nulla come niente.
Lui s'atteggiava a far l'americano,
lei l'ha lasciato per un siciliano.

C'è Riccardo detto anche "er Cipolla"
non ci sta verso perda una trasferta,
dopo partita spesso ce l'ammolla,
la causa ancora mi rimane incerta.
O s'ubriaca dopo la vittoria,
o si fa qualche canna di cicoria!

Er "Serranda", ovverossia l'Andrea,
anche lui romanista sfegatato,
è andato a veder l'Inter che ridea,
è ritornato che s'era ammalato.
Meno male che lo zio è interista,
non l'ha punito al suo rientro in pista.

Ora c'è Franco, l'ultimo arrivato,
è l'unico a farmi un po' paura,
l'ho messo sotto e subito ha imparato
a fare come me la saldatura.
Mi toccherà boicottarlo un poco
altrimenti mi mette fuori gioco.

Da qualche tempo qua bazzica er "Frusta"
detto anche er "Conte" per la precisione,
ho saputo che l'ostrica gli gusta,
ho sentito che gli piace il salmone.
Noi che semo ggente de borgata,
ce accontentamo de na bella sco.........
Scodella de facioli prelibata.

Adesso tocca a Marco, il principale,
lui, che ci da la paga a fine mese;
che è colpa nostra se l'Inter va male?
Non vorremmo esser noi a farne le spese!
Se andassero gli affari come il pallone
sarebbe meglio chiudere il portone!

Ora veniamo a me, ma io che c'entro?
Io ero solamente di passaggio
mi son trovato incastrato, qua dentro
a combatter con voi; ho un bel coraggio!

Lo so che dico un pacco di cazzate
ma della gente seria diffidate;
non dico di pijalla a canzonella,
ma quando si può far...La vita è bella.

M'han detto: ci saran quaranta donne,
stavolta m'hanno preso a tradimento,
tanto che ho avuto una notte insonne,
sarà che sono fuori allenamento!
Dovessi fare a tutte un pensierino
immaginatevi che grande casino!.

Comunque sia, prima d'andare via
abbraccio questa bella compagnia;
Auguri a tutti di feste serene
e chi lo sa? Di ritrovarsi insieme.
Buon Natale, Buon Anno, Buon feste;
Altre mille giornate come queste.

Natale 2000
da: Favola










martedì 1 dicembre 2009

La banda di Santa Cecilia (34)

giugno 1980 prima uscita ufficiale della banda allo stadio di Pomezia

E' nata così per incanto,
nell'arida terra è fiorita,
ed or rigogliosa fa vanto
ognuno l'accoglie gradita.
E' nata una grande famiglia
la Banda di Santa Cecilia.

Difficile è stato l'inizio,
è arduo partire dal nulla,
non può andar tutto liscio
appena si lascia la culla;
ed or che s'è sciolta la briglia
proteggici Santa Cecilia.

Per festeggiar siam raccolti
e l'occhio nel girar si stanca,
non può contar tutti, siam molti,
eppure c'è uno che manca.
Ricordo; manca Valentino,
che fece tanto, poi creò casino.

A salutar comincio dal maestro
che della banda è stato il creatore,
giovine sì, ma non mancante d'estro,
per noi orgoglio, rendiamogli onore
e gridiam forte: -Lillo sei tutti noi!
Saremo bravi basta che lo vuoi!-

Ora saluto il maestro Natale
che se di anni ne ha passati tanti
lo spirito suo è giovine e gioviale,
da infondere fiducia in tutti quanti.
E' severo, certo è un militare....
ma soltanto le note fa sparare.

Ora veniamo al presidente Greggi
che s'è pigliata sta gatta da pelare

più complicata di complicati arpeggi
per questo lo dobbiamo ringraziare.
E' fatica accontentar la gente,
perciò non arrabbiarti, presidente.

Tocca adesso al sor Carlo Gozzuti
il veterano nostro capobanda,
guai se gli prendono i cinque minuti
specialmente quando ci comanda;
è il nonno della nostra famiglia,
non farlo arrabbiar Santa Cecilia!

E' giuta l'ora per i suonatori,
non posso nominarli uno ad uno,
verrò a salutarli per settori
sperando di non far torto a nessuno,
e, se c'è uno poi che se la piglia
aiutami tu, Santa Cecilia.

Il settore più grande è dei clarini,
con quel suo pio pio pigolante
sembra un branco sperduto di pulcini
che non si calma mai un solo istante.
Chi lo sa se tra galletti e gallinelle
un giorno ne vedremo delle belle?

Ci son tre flauti dolci e delicati
che incantar par facciano i serpenti,
come cancelli che non sono oliati
sono i tre quartini assai stridenti;
e l'ottavino, solitario e fragile
come usignolo si destreggia agile.

Veniamo al settore delle trombe,
il numero è abbondante, ciò non pecca,
sparar dovrebbero come delle bombe
ma spesso e volentieri fan cilecca,
completano il quadro i pistoncini
che a vender stecche farebbero quattrini.

Sono i sax il più completo dei settori;
al canto dei soprani e dei contralti
fa eco il controcanto dei tenori,
il baritono in mezzo compie salti.
Se tu li senti tutti assiem suonare
sembra il ronzio di mille zanzare.

Ecco i bassi d'accompagnamento,
della banda sono i pezzi da novanta,
sembran cannoni da bombardamento
ma ce n'è uno che persino canta;
certo, non ha una voce da fringuello,
ma può sonarti anche uno stornello.

Flicorno tenore e Bombardino
sono fratelli e stanno in armonia,
sono due soli ma ne fan di casino...
e, finalmente c'è la batteria
con i piatti, la cassa, il tamburello,
ogni tanto combinano un macello.

Siamo carenti nell'accompagnamento,
avrai notato, non c'è neanche un trombone,
un corno solo è l'unico strumento
ma ugualmente facciamo confusione;
suoniamo valzer, tango, cha-cha-cha,
se serve la chitarra pur ci sta.

Come farfalle che volano sui fiori
le majorettes, amazzoni fatate
fan da cornice a tutti i suonatori,
meravigliose libellule argentate.
E' tutta qui la nostra famiglia,
Viva la Banda di Santa Cecilia!

Se a Pomezia è sbocciata una rosa
non facciamola appassir, facciam qualcosa.

Agosto 1981 (Come eravamo)

da: Vita e Lavoro