1 febbraio 1928 fam. di contadini all'ingresso di una capannaSettant'anni son tanti
sono una vita intera;
ho visto lì com'era
quella vita d'allora,
le paustri capanne
di perduta memoria,
con la mota, le canne,
roba da preistoria,
acquitrini malsani
dove allor la malaria
falcidiava gli umani,
qui gia siam nella storia.
Gli abruzzesi pastori
in posa, lì, di fuori,
immagini sincere,
crude ma veritiere.
Alla vergine terra
regno della zanzara
l'uomo fece la guerra
per farla meno avara,
ne rivoltò le zolle,
vi costruì canali,
tenace il Duce volle
fondar nuovi natali.
Quelle lievi colline
che già videro Enea
bonificate infine
ch'ebbe una suora Ardea..Ardea esisteva dall'antichità
Nel vasto agro ridente
ora fertilizzato
tra i monti ad occidente
il mare all'altro lato,
Pomezia vide il sole
tra cento e più poderi
con genti romagnole
a far da pionieri.
Di famiglie trentine,
di slavi e di rumeni
andati oltre confine,
ne vennero altri treni.
Famiglie romagnole,
rivedo gli avi miei
con prolifica prole;
fra tutti vedo lei
che non conobbi mai,
mia nonna, nove figli,
e (penso) tanti guai;
credo he per sbadigli
di tempo non ne avesse,
mondo sanguigno e forse
manesco, ahi le percosse!
Le uniche risorse,
eran le tante braccia,
mondo rurale, antico,
di cui non v'è più traccia;
ahi quanta la fatica!
Puoi leggere in quei volti
dei giovani, allegria,
in quelli degli adulti
un po' di nostalgia,
ma pur noti l'orgoglio
di sentirsi pionieri,
fautori del risveglio
dal sonnolento ieri.
Ritti, vestiti a festa,
forse una comunione,
chini, il cappello in testa
piegati al solleone,
le camicette bianche,
i cappelli di paglia,
le placide giovenche,
un asino che raglia,
la zappa col forcale,
bambini con le fasce,
la stalla col maiale,
la pecora che pasce.
Le giovinette in bici
fiori di primavera,
sorridenti, felici,
in deliziosa schiera;
forse d'un federale
la Balilla lucente,
chissà? Forse un sensale
sul calesse elegante;
il Duce sulla torre
col saluto romano,
il Duce sulla trebbia
ad imboccare il grano,
i tanti gerarchetti
a fargli da contorno,
forieri siparietti
d'un tramontato giorno.
Ed ecco le macerie
di case diroccate
son cose troppo serie
per essere scordate,
La Storia, brutta o bella,
si guardi a cuore aerto,
chi la storia cancella
farà solo deserto.
Settantesimo anniversario
fondazione di Pomezia.
da: La Conchiglia
sono una vita intera;
ho visto lì com'era
quella vita d'allora,
le paustri capanne
di perduta memoria,
con la mota, le canne,
roba da preistoria,
acquitrini malsani
dove allor la malaria
falcidiava gli umani,
qui gia siam nella storia.
Gli abruzzesi pastori
in posa, lì, di fuori,
immagini sincere,
crude ma veritiere.
Alla vergine terra
regno della zanzara
l'uomo fece la guerra
per farla meno avara,
ne rivoltò le zolle,
vi costruì canali,
tenace il Duce volle
fondar nuovi natali.
Quelle lievi colline
che già videro Enea
bonificate infine
ch'ebbe una suora Ardea..Ardea esisteva dall'antichità
Nel vasto agro ridente
ora fertilizzato
tra i monti ad occidente
il mare all'altro lato,
Pomezia vide il sole
tra cento e più poderi
con genti romagnole
a far da pionieri.
Di famiglie trentine,
di slavi e di rumeni
andati oltre confine,
ne vennero altri treni.
Famiglie romagnole,
rivedo gli avi miei
con prolifica prole;
fra tutti vedo lei
che non conobbi mai,
mia nonna, nove figli,
e (penso) tanti guai;
credo he per sbadigli
di tempo non ne avesse,
mondo sanguigno e forse
manesco, ahi le percosse!
Le uniche risorse,
eran le tante braccia,
mondo rurale, antico,
di cui non v'è più traccia;
ahi quanta la fatica!
Puoi leggere in quei volti
dei giovani, allegria,
in quelli degli adulti
un po' di nostalgia,
ma pur noti l'orgoglio
di sentirsi pionieri,
fautori del risveglio
dal sonnolento ieri.
Ritti, vestiti a festa,
forse una comunione,
chini, il cappello in testa
piegati al solleone,
le camicette bianche,
i cappelli di paglia,
le placide giovenche,
un asino che raglia,
la zappa col forcale,
bambini con le fasce,
la stalla col maiale,
la pecora che pasce.
Le giovinette in bici
fiori di primavera,
sorridenti, felici,
in deliziosa schiera;
forse d'un federale
la Balilla lucente,
chissà? Forse un sensale
sul calesse elegante;
il Duce sulla torre
col saluto romano,
il Duce sulla trebbia
ad imboccare il grano,
i tanti gerarchetti
a fargli da contorno,
forieri siparietti
d'un tramontato giorno.
Ed ecco le macerie
di case diroccate
son cose troppo serie
per essere scordate,
La Storia, brutta o bella,
si guardi a cuore aerto,
chi la storia cancella
farà solo deserto.
Settantesimo anniversario
fondazione di Pomezia.
da: La Conchiglia
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