
Amici cari eccomi al traguardo,
nascondere non posso l'emozione
anche se ancora son tosto e gagliardo
è un po' morire l'andare in pensione.
Tanti vi lascio che qua v'incontrai,
con il tempo qualcuno è migliorato,
solo Tittoni che non cambia mai
del fascio era e del fascio è restato.
Martignoni n'ha fatti di progressi
s'è rifatto il naso e la ragazza,
s'è dato al ballo, senza più complessi,
mò non c'è più motivo che s'incazza.
Forcina non è andato tanto avanti,
piccolo era, piccolo è rimasto,
sta con Alberto negli stessi impianti
ma fra di loro mai ci fu contrasto.
Lucio e Micio n'han fatta di carriera,
uno è cassiere per i soldi spicci,
l'altro coi soldi della caffettiera
s'è fatto l'auto senza tanti impicci.
Mariano se la prende a canzonella
è uno dei più vecchi, e come tale,
sa che è definitiva la pagella;
se capitano fù, mò è caporale.
Nino è un ragazzo di poche ambizioni
tant'è vero che tifa per la Lazio;
Ci vede poco però ha i denti buoni
il Mancini che mai si snte sazio.
Pino Brunetti ha la squadra buona,
gente che mai si becca un cartellino,
sarà l'allenatore che funziona
o l'arbitro che è sempre lì vicino?
Manlio si sente come uccello in gabbia
e lui, che delle gabbie se ne intende,
s'è calmato parecchio, non s'arrabbia,
mai più come una volta se la prende.
Il capopressa rimane Gubbiotti
col fedele Marella sempre attento
di Fabio a sventar loschi comploti,
Scrocchia si butta dove tira il vento.
Erano quattro prima che Peppone
smettesse di sparare col cannello,
Castellucci e Magrini, mò attenzione
che a sparare rimane Ciciarello.
Se Polidori va da pero in frasca
Antonello invece non lo schiodi,
Izzi non teme giunga la burrasca,
Collo sta sotto tiro in tutti i modi.
Rossi fa il capo (Solo su a Roiate)
Salvatore non fa nemmeno quello,
Casoria spesso fa le sue sparate
come la volta che legò il cannello.
Se vedi Ciccio ti metti paura,
se lo conosci è un pezzo di pane
Paoletto è sfigato di natura
pur non volendo trova sempre grane.
Ermes si sposa sempre al magazzino,
Friello non è di tanta confidenza,
Pierotti si comporta da "padrino"
la mafia romagnola è una potenza.
Ormai Giardna è sull'altra sponda
ma resta con la truppa in sintonia,
Emilio e Leo sempre a mover l'onda
tra gente nuova che arriva poi va via.
Neri nessuno pensa sia tedesco
anzi, c'è chi lo chiama "marocchino"
Passariello e Barone stanno al fresco,
Rolando il"Polacco" fa casino,
insiste a dire che è un polacco finto,
Sebastiani e Basao fanno pareggio
Valerio dice sempre: -abbiamo vinto!-
Stia tranquillo che verrà di peggio,
Gianni s'è messo a fare le forcelle,
con il supporto del valido Corrado
e con Solinas, sempre un po' ribelle.
Dice:-Mò vengo!- poi -Mò me ne vado-
Putrella, crede d'esser milanese,
turni di notte, poi treni di giorno,
ma gli hanno chiesto quando andò a Varese
se avesse il permesso di soggiorno.
Antonio e Doro, operai provetti
hanno il reparto pieno di armadietti
il reparto che un dì fu di Fioretti
è stracolmo di lampade e faretti.
Con Lavarini e Carmine in tenzone
per conquistar la prima posizione;
sono finiti i tempi che Angelone
stava vent'anni senza promozione,
su, ha fatto strada, m'hanno raccontato,
chissà se ha superato lo scienziato?
Chissà se ha superato il grande Toto?
lui, non lo schioda nemmeno il terremoto,
Ma la squadra migliore, a dire il vero,
è il gruppetto di Cencio, è un gioiello,
c'è Roberto, è un amico anche se è nero, fascista
c'è Lestini che è il bullo di Castello,
Vincenzo che è l'erede naturale
del patriarca, ma lui ancora non molla,
ha il cuore matto, la pressione gli sale,
ma resta il più acclamato dalla folla.
Cencio, rimani calmo, tieni duro!
Fra una decina d'anni la pensione
verrà anche per te, te lo assicuro
e per quel giorno avrai la tua canzone.
Se non potrò venirtela a cantare
ti manderò un fax per l'occasione;
ora basta, vi voglio salutare
Ignazio, su su su, fino al padrone
dicembre 1998 (Siarco)
da:Er polo e li polli
nascondere non posso l'emozione
anche se ancora son tosto e gagliardo
è un po' morire l'andare in pensione.
Tanti vi lascio che qua v'incontrai,
con il tempo qualcuno è migliorato,
solo Tittoni che non cambia mai
del fascio era e del fascio è restato.
Martignoni n'ha fatti di progressi
s'è rifatto il naso e la ragazza,
s'è dato al ballo, senza più complessi,
mò non c'è più motivo che s'incazza.
Forcina non è andato tanto avanti,
piccolo era, piccolo è rimasto,
sta con Alberto negli stessi impianti
ma fra di loro mai ci fu contrasto.
Lucio e Micio n'han fatta di carriera,
uno è cassiere per i soldi spicci,
l'altro coi soldi della caffettiera
s'è fatto l'auto senza tanti impicci.
Mariano se la prende a canzonella
è uno dei più vecchi, e come tale,
sa che è definitiva la pagella;
se capitano fù, mò è caporale.
Nino è un ragazzo di poche ambizioni
tant'è vero che tifa per la Lazio;
Ci vede poco però ha i denti buoni
il Mancini che mai si snte sazio.
Pino Brunetti ha la squadra buona,
gente che mai si becca un cartellino,
sarà l'allenatore che funziona
o l'arbitro che è sempre lì vicino?
Manlio si sente come uccello in gabbia
e lui, che delle gabbie se ne intende,
s'è calmato parecchio, non s'arrabbia,
mai più come una volta se la prende.
Il capopressa rimane Gubbiotti
col fedele Marella sempre attento
di Fabio a sventar loschi comploti,
Scrocchia si butta dove tira il vento.
Erano quattro prima che Peppone
smettesse di sparare col cannello,
Castellucci e Magrini, mò attenzione
che a sparare rimane Ciciarello.
Se Polidori va da pero in frasca
Antonello invece non lo schiodi,
Izzi non teme giunga la burrasca,
Collo sta sotto tiro in tutti i modi.
Rossi fa il capo (Solo su a Roiate)
Salvatore non fa nemmeno quello,
Casoria spesso fa le sue sparate
come la volta che legò il cannello.
Se vedi Ciccio ti metti paura,
se lo conosci è un pezzo di pane
Paoletto è sfigato di natura
pur non volendo trova sempre grane.
Ermes si sposa sempre al magazzino,
Friello non è di tanta confidenza,
Pierotti si comporta da "padrino"
la mafia romagnola è una potenza.
Ormai Giardna è sull'altra sponda
ma resta con la truppa in sintonia,
Emilio e Leo sempre a mover l'onda
tra gente nuova che arriva poi va via.
Neri nessuno pensa sia tedesco
anzi, c'è chi lo chiama "marocchino"
Passariello e Barone stanno al fresco,
Rolando il"Polacco" fa casino,
insiste a dire che è un polacco finto,
Sebastiani e Basao fanno pareggio
Valerio dice sempre: -abbiamo vinto!-
Stia tranquillo che verrà di peggio,
Gianni s'è messo a fare le forcelle,
con il supporto del valido Corrado
e con Solinas, sempre un po' ribelle.
Dice:-Mò vengo!- poi -Mò me ne vado-
Putrella, crede d'esser milanese,
turni di notte, poi treni di giorno,
ma gli hanno chiesto quando andò a Varese
se avesse il permesso di soggiorno.
Antonio e Doro, operai provetti
hanno il reparto pieno di armadietti
il reparto che un dì fu di Fioretti
è stracolmo di lampade e faretti.
Con Lavarini e Carmine in tenzone
per conquistar la prima posizione;
sono finiti i tempi che Angelone
stava vent'anni senza promozione,
su, ha fatto strada, m'hanno raccontato,
chissà se ha superato lo scienziato?
Chissà se ha superato il grande Toto?
lui, non lo schioda nemmeno il terremoto,
Ma la squadra migliore, a dire il vero,
è il gruppetto di Cencio, è un gioiello,
c'è Roberto, è un amico anche se è nero, fascista
c'è Lestini che è il bullo di Castello,
Vincenzo che è l'erede naturale
del patriarca, ma lui ancora non molla,
ha il cuore matto, la pressione gli sale,
ma resta il più acclamato dalla folla.
Cencio, rimani calmo, tieni duro!
Fra una decina d'anni la pensione
verrà anche per te, te lo assicuro
e per quel giorno avrai la tua canzone.
Se non potrò venirtela a cantare
ti manderò un fax per l'occasione;
ora basta, vi voglio salutare
Ignazio, su su su, fino al padrone
dicembre 1998 (Siarco)
da:Er polo e li polli











