martedì 1 dicembre 2009

La banda di Santa Cecilia (34)

giugno 1980 prima uscita ufficiale della banda allo stadio di Pomezia

E' nata così per incanto,
nell'arida terra è fiorita,
ed or rigogliosa fa vanto
ognuno l'accoglie gradita.
E' nata una grande famiglia
la Banda di Santa Cecilia.

Difficile è stato l'inizio,
è arduo partire dal nulla,
non può andar tutto liscio
appena si lascia la culla;
ed or che s'è sciolta la briglia
proteggici Santa Cecilia.

Per festeggiar siam raccolti
e l'occhio nel girar si stanca,
non può contar tutti, siam molti,
eppure c'è uno che manca.
Ricordo; manca Valentino,
che fece tanto, poi creò casino.

A salutar comincio dal maestro
che della banda è stato il creatore,
giovine sì, ma non mancante d'estro,
per noi orgoglio, rendiamogli onore
e gridiam forte: -Lillo sei tutti noi!
Saremo bravi basta che lo vuoi!-

Ora saluto il maestro Natale
che se di anni ne ha passati tanti
lo spirito suo è giovine e gioviale,
da infondere fiducia in tutti quanti.
E' severo, certo è un militare....
ma soltanto le note fa sparare.

Ora veniamo al presidente Greggi
che s'è pigliata sta gatta da pelare

più complicata di complicati arpeggi
per questo lo dobbiamo ringraziare.
E' fatica accontentar la gente,
perciò non arrabbiarti, presidente.

Tocca adesso al sor Carlo Gozzuti
il veterano nostro capobanda,
guai se gli prendono i cinque minuti
specialmente quando ci comanda;
è il nonno della nostra famiglia,
non farlo arrabbiar Santa Cecilia!

E' giuta l'ora per i suonatori,
non posso nominarli uno ad uno,
verrò a salutarli per settori
sperando di non far torto a nessuno,
e, se c'è uno poi che se la piglia
aiutami tu, Santa Cecilia.

Il settore più grande è dei clarini,
con quel suo pio pio pigolante
sembra un branco sperduto di pulcini
che non si calma mai un solo istante.
Chi lo sa se tra galletti e gallinelle
un giorno ne vedremo delle belle?

Ci son tre flauti dolci e delicati
che incantar par facciano i serpenti,
come cancelli che non sono oliati
sono i tre quartini assai stridenti;
e l'ottavino, solitario e fragile
come usignolo si destreggia agile.

Veniamo al settore delle trombe,
il numero è abbondante, ciò non pecca,
sparar dovrebbero come delle bombe
ma spesso e volentieri fan cilecca,
completano il quadro i pistoncini
che a vender stecche farebbero quattrini.

Sono i sax il più completo dei settori;
al canto dei soprani e dei contralti
fa eco il controcanto dei tenori,
il baritono in mezzo compie salti.
Se tu li senti tutti assiem suonare
sembra il ronzio di mille zanzare.

Ecco i bassi d'accompagnamento,
della banda sono i pezzi da novanta,
sembran cannoni da bombardamento
ma ce n'è uno che persino canta;
certo, non ha una voce da fringuello,
ma può sonarti anche uno stornello.

Flicorno tenore e Bombardino
sono fratelli e stanno in armonia,
sono due soli ma ne fan di casino...
e, finalmente c'è la batteria
con i piatti, la cassa, il tamburello,
ogni tanto combinano un macello.

Siamo carenti nell'accompagnamento,
avrai notato, non c'è neanche un trombone,
un corno solo è l'unico strumento
ma ugualmente facciamo confusione;
suoniamo valzer, tango, cha-cha-cha,
se serve la chitarra pur ci sta.

Come farfalle che volano sui fiori
le majorettes, amazzoni fatate
fan da cornice a tutti i suonatori,
meravigliose libellule argentate.
E' tutta qui la nostra famiglia,
Viva la Banda di Santa Cecilia!

Se a Pomezia è sbocciata una rosa
non facciamola appassir, facciam qualcosa.

Agosto 1981 (Come eravamo)

da: Vita e Lavoro





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