
Sono vecchio, sono pensionato,
in vita mia ho sempre lavorato,
la società ben bene mi ha spremuto
e or mi getta, come fossi rifiuto.
A certi danno la medaglia d'oro
dopo quarant'anni di lavoro
svolto in uffici ben condizionati,
senza fatica e sempre ben pagati.
Ho conosciuto la fatica vera,
il carbone ho rubato alla miniera,
per molti giorni non ho visto il sole
e da allora la schiena mi duole.
La fabbrica era per me un miraggio,
finché conobbi la catena di montaggio,
per anni a far sempre le stesse cose,
monotone, snervanti e noiose.
Poi, per le idee fui emarginato
e, al momento buono licenziato.
La famiglia doveva pur mangiare
e bene o male mi seppi arrangiare,
onestamente sempre, lavorando,
sempre se capitava, come e quando.
Ho fatto il manovale ai muratori,
son stato al porto cogli scaricatori,
alla stagione andavo a trebbiare,
a tagliare la legna, a vendemmiare.
Non c'è mestiere che non abba fatto,
in regola o no con il contratto,
ora mi dan la minima pensione
e per riscuoterla è una disperazione.
Per ore allo sportello te ne stai
e l'impieato non ti chiama mai,
quando ti chiama, finalmente,
dice: ritorna, oggi non c'è niente!
Il mondo corre, tutto va di fretta,
nessun ci vede, nessuno ci rispetta,
eppure gli agi, i diritti conquistati,
siamo noi vecchi che li abbiam sudati.
Non mi rimane che l'ultimo biglietto,
speriamo che il treno sia diretto,
non pretendo sia di prima classe
ma vorrei che ogni tanto si fermasse
e, lentamente giungesse, quando è ora,
senza sobbalzi all'ultima dimora.
Non correte, non abbiate fretta,
questo è un treno che ciascuno aspetta,
non salite mai sul rapido perché
per ritornare un altro non ce n'è.
primi anni 80
a: Vita e Lavoro.
in vita mia ho sempre lavorato,
la società ben bene mi ha spremuto
e or mi getta, come fossi rifiuto.
A certi danno la medaglia d'oro
dopo quarant'anni di lavoro
svolto in uffici ben condizionati,
senza fatica e sempre ben pagati.
Ho conosciuto la fatica vera,
il carbone ho rubato alla miniera,
per molti giorni non ho visto il sole
e da allora la schiena mi duole.
La fabbrica era per me un miraggio,
finché conobbi la catena di montaggio,
per anni a far sempre le stesse cose,
monotone, snervanti e noiose.
Poi, per le idee fui emarginato
e, al momento buono licenziato.
La famiglia doveva pur mangiare
e bene o male mi seppi arrangiare,
onestamente sempre, lavorando,
sempre se capitava, come e quando.
Ho fatto il manovale ai muratori,
son stato al porto cogli scaricatori,
alla stagione andavo a trebbiare,
a tagliare la legna, a vendemmiare.
Non c'è mestiere che non abba fatto,
in regola o no con il contratto,
ora mi dan la minima pensione
e per riscuoterla è una disperazione.
Per ore allo sportello te ne stai
e l'impieato non ti chiama mai,
quando ti chiama, finalmente,
dice: ritorna, oggi non c'è niente!
Il mondo corre, tutto va di fretta,
nessun ci vede, nessuno ci rispetta,
eppure gli agi, i diritti conquistati,
siamo noi vecchi che li abbiam sudati.
Non mi rimane che l'ultimo biglietto,
speriamo che il treno sia diretto,
non pretendo sia di prima classe
ma vorrei che ogni tanto si fermasse
e, lentamente giungesse, quando è ora,
senza sobbalzi all'ultima dimora.
Non correte, non abbiate fretta,
questo è un treno che ciascuno aspetta,
non salite mai sul rapido perché
per ritornare un altro non ce n'è.
primi anni 80
a: Vita e Lavoro.
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