mercoledì 25 novembre 2009

Il crepuscolo (18)


Quante volte faccio ciò che voglio
e quante invece faccio ciò che devo?
Uso vestirmi, vorrei essere spoglio,
ubriacarmi d'amor ma non ne bevo.

Tutto già scritto, tutto stabilito,
suona la sveglia, salto giù dal letto,
metto la tuta come fosse un rito,
la colazione consumo di getto.

Spazia la mente ed il pensiero vola
tra verdi boschi, un lago cristallino,
ne traffico, ne smog, ne una parola,
s'odon lievi cader aghi di pino.

Svegliati! Non sognare! Si fa tardi!
Mi scuote crudo il caos cittadino,
processioni di auto, ovunque guardi,
portan matricole di cartellino.

Numero cento, cinquecento, mille,
ritorna ognuno all'opra sua di ieri,
mai un banchiere ad infornar ciambelle,
ne un minator vedere il sole speri.

Ah!! L'immensità glaciale dell'Alaska,
dove l'alba si ferma, non ha fretta,
dove nulla d'impuro c'è che guasta,
perdermi in te vorrei, ma già m'aspetta
rumor di macchine in officina tetra,
le stesse mosse, giorno dopo giorno,
avanti non si va, ne mai s'arretra,
le stesse facce a girarti intorno.

Ah!! L'oceanico, infinito azzurro
dove il sol nasce in acqua e in acqua muore,
udir puoi far delle stelle il sussurro,
in te volar farfalla fa rumore;
quando dell'ira monti la tempesta
come a voler colpire chi ti viola,
orche, delfini culli sulla cresta,
riassesti il letto, tiri le lenzuola.

O, tu perpetuo eri, sei, sarai,
io sono un punto che poi si cancella,
goccia nel mare torbido di guai,
che si dimena per restare a galla;
mescermi in te vorrei ma la sirena
da sulle nubi mi rigetta a terra,
dove s'è vuoti pure a pancia piena,
dove chi vuol la pace fa la guerra.

Che vita muoia o vita nuova nasca
Tu, verde-azzurro oceano infinito,
e voi ghiacciai eterni dell'Alaska
che del creato coglieste il vagito
del creato l'agonia vivrete.
Il delebile punto, pur minuscolo
sarà fatale un dì, voi lo sapete,
in aria spira vento di crepuscolo.

Dice di amarvi eppure vi avvelena,
parla di vita, uccide, brucia, inquina,
d'arme di missili già terra n'è piena,
forse mai più si salirà la china.

E' lui mortale e la morte teme,
ama la vita ma la morte cova,
ahimé è potente, se bottone preme
nell'universo più scheggia si trova.

Resterà solo pulviscolo atomico,
nulla più che ricordi la materia,
attimo folle, lampo supersonico,
gioie, dolori, ricchezza, miseria,
amore, odio, follie, passioni,
i secoli scolpiti della storia
scompariranno assieme alle illusioni,
nel cosmo intiero svanirà memoria.

Io, sono labile, e, se pur non voglio,
sono superbo e purtroppo devo;
punto venefico, saturo d'orgolio,
del pianeta cancellerò ogni evo.

1981; da: Il Bastone e la Carota.


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