
Compagni, l'ottantadue, anno funesto
pur senza lena è giunto a compimento,
mai nostra storia vide anno più tristo
ne terminato ancora è il tormento.
Per il futuro ignota c'è la sorte;
qual viandante errabondo, senza meta,
che un giorno si credeva essere forte
s'accorse poi d'aver basi di creta.
Fragile creta sia limo fecondo
cui la semente proletaria sorga,
metta radici e dall'imo profondo
a ognun che lavor brama questo porga.
Basta con le metafore signori,
giunta è l'ora d'uscire allo scoperto,
saluto chi sta dentro, chi sta fuori,
chi resiste ma è del durar non certo.
Bastato un anno per cancellare miti,
ai galletti far chinare la cresta,
nessun s'ammala più, tutti guariti,
a lavorar si verrebbe di festa.
Anche chi prima mai faceva turno
non lo contesta più, anzi gli aggrada
se gli tocca di notte, col notturno
pensa che a fine mese avrà più biada.
Sono caduti duci e caporali,
chi v'era assurto è sceso dalle stelle,
ma più violenti e velenosi strali
sono caduti sulla truppa imbelle.
Un sol reparto è rimasto indenne ...(delegati)
forse sarà perché furono eletti,
ma se gli toccherà, povere penne!
Sei garantito? Ma dove vai, pei tetti!
Al'inizio c'era chi lo diceva;
ma sai, le chiacchiere sono sempre tante,
in realtà nessuno ci credeva,
era la Polonia più importante.
Poi s'iniziò ad andare al ministero,
vennero tutti a garantirci appoggio,
tutti dicevano:- Non può essere vero!-
però le cose andaron sempre peggio,
fin quando una mattina di febbraio
venne trovata la famosa lista
allor capimmo ch'era grosso il guaio
ed il pensar ancora oggi m'attrista.
Chiusi i portoni, cominciò l'attesa
e giorno e notte si giocava a carte,
quel mese, un secolo, per trovar l'intesa,
come gli arditi, o dentro tutti o morte.
Simili a naufraghi sballottati dall'onda
cui spenta sia la fede di un approdo,
se all'improvviso gli appare la sponda
a lei s'appigliano in qualumque modo,
così successe raggiunto l'accordo,
a grande maggioranza venne accolto,
qualcuno s'esaltò, se ben ricordo,
ma in maggioranza non ne capimmo molto.
Rientrammo tutti, non fu poca cosa,
chi disse ch'era in ginocchio il padrone,
l'ottimista vede sempre tutto rosa,
ma si ravvede in cassaintegrazione.
Or che Natale a rivenir s'appresta
ci trova un poco ridimensionati,
tanto, che più che l'apparir na festa
sembra una cerimonia dei caduti.
In attesa che torni il tempo bello
più non si pensa a colui che pena,
ognuno si coltiva l'orticello
nella speranza ci sia sempre la cena.
Ma chi coltiva l'orto è ortolano
costui si sa, colpa del cetriolo,
mai mantenne illibato il deretano,
chi non è sordo mi capisce al volo!
Qui non ci sono più i garantiti,
ne gli ammalati che si son pentiti,
la barca s'è sfasciata, non va più,
se non s'aggiusta andiamo tutti giù.
L'ottantatre si sanerà la falla?
se per quest'anno siam rimasti a galla
mentre a fondo è andato Spadolini,
al governo son gli stessi burattini,
ma non s'illuda neppure Fanfani
d'avere vita facile domani.
Basta con le tristezze, con i lai,
per oggi cancelliamo i nostri guai,
perché, se pur non tutti, bene o male,
anche quest'anno siamo qui Natale,
ed auguro ad ognuno che mi sente
che l'anno nuovo sia meglio del presente,
auguro ai cassaintegrati
che possano essere recuperati,
ai capoccia ed ai dirigenti
gli auguro di esser competenti.
Ai delegati, ai sindacalisti
gli auguro che venga Jaruzelski
così che i disoccupati
sarano finalmente integrati.
A Sindona, a Carboni, a Gelli,
della P2 e tutti i suoi fratelli
auguro con vera convinzione
che possano marcire in prigione.
Auguro al povero padrone
che sia esentato dalla tassazione
e, se gli serve qualche milione
c'è sempre pronto il sor Pantalone
che ha le spalle buone.
Basta parlare, aprite il panattone,
orsù stappate lo spumante Gancia,
rimpinziamoci così bene la pancia.
Dagli da bere e mangiare agli italiani
saranno sempre buoni democristiani,
Buon Natale, Tanti Auguri a tutti,
speriamo sian finiti i tempi brutti.
1982, quell'anno l'azienda inviò a febbraio 236 lettere
di licenziamento, la fabbrica venne occupata allora
l'azienda mise tutti in libertà. La trattativa al ministero
durò un mese, se ne uscì con metà personale messo in
cassaintegrazione.
pur senza lena è giunto a compimento,
mai nostra storia vide anno più tristo
ne terminato ancora è il tormento.
Per il futuro ignota c'è la sorte;
qual viandante errabondo, senza meta,
che un giorno si credeva essere forte
s'accorse poi d'aver basi di creta.
Fragile creta sia limo fecondo
cui la semente proletaria sorga,
metta radici e dall'imo profondo
a ognun che lavor brama questo porga.
Basta con le metafore signori,
giunta è l'ora d'uscire allo scoperto,
saluto chi sta dentro, chi sta fuori,
chi resiste ma è del durar non certo.
Bastato un anno per cancellare miti,
ai galletti far chinare la cresta,
nessun s'ammala più, tutti guariti,
a lavorar si verrebbe di festa.
Anche chi prima mai faceva turno
non lo contesta più, anzi gli aggrada
se gli tocca di notte, col notturno
pensa che a fine mese avrà più biada.
Sono caduti duci e caporali,
chi v'era assurto è sceso dalle stelle,
ma più violenti e velenosi strali
sono caduti sulla truppa imbelle.
Un sol reparto è rimasto indenne ...(delegati)
forse sarà perché furono eletti,
ma se gli toccherà, povere penne!
Sei garantito? Ma dove vai, pei tetti!
Al'inizio c'era chi lo diceva;
ma sai, le chiacchiere sono sempre tante,
in realtà nessuno ci credeva,
era la Polonia più importante.
Poi s'iniziò ad andare al ministero,
vennero tutti a garantirci appoggio,
tutti dicevano:- Non può essere vero!-
però le cose andaron sempre peggio,
fin quando una mattina di febbraio
venne trovata la famosa lista
allor capimmo ch'era grosso il guaio
ed il pensar ancora oggi m'attrista.
Chiusi i portoni, cominciò l'attesa
e giorno e notte si giocava a carte,
quel mese, un secolo, per trovar l'intesa,
come gli arditi, o dentro tutti o morte.
Simili a naufraghi sballottati dall'onda
cui spenta sia la fede di un approdo,
se all'improvviso gli appare la sponda
a lei s'appigliano in qualumque modo,
così successe raggiunto l'accordo,
a grande maggioranza venne accolto,
qualcuno s'esaltò, se ben ricordo,
ma in maggioranza non ne capimmo molto.
Rientrammo tutti, non fu poca cosa,
chi disse ch'era in ginocchio il padrone,
l'ottimista vede sempre tutto rosa,
ma si ravvede in cassaintegrazione.
Or che Natale a rivenir s'appresta
ci trova un poco ridimensionati,
tanto, che più che l'apparir na festa
sembra una cerimonia dei caduti.
In attesa che torni il tempo bello
più non si pensa a colui che pena,
ognuno si coltiva l'orticello
nella speranza ci sia sempre la cena.
Ma chi coltiva l'orto è ortolano
costui si sa, colpa del cetriolo,
mai mantenne illibato il deretano,
chi non è sordo mi capisce al volo!
Qui non ci sono più i garantiti,
ne gli ammalati che si son pentiti,
la barca s'è sfasciata, non va più,
se non s'aggiusta andiamo tutti giù.
L'ottantatre si sanerà la falla?
se per quest'anno siam rimasti a galla
mentre a fondo è andato Spadolini,
al governo son gli stessi burattini,
ma non s'illuda neppure Fanfani
d'avere vita facile domani.
Basta con le tristezze, con i lai,
per oggi cancelliamo i nostri guai,
perché, se pur non tutti, bene o male,
anche quest'anno siamo qui Natale,
ed auguro ad ognuno che mi sente
che l'anno nuovo sia meglio del presente,
auguro ai cassaintegrati
che possano essere recuperati,
ai capoccia ed ai dirigenti
gli auguro di esser competenti.
Ai delegati, ai sindacalisti
gli auguro che venga Jaruzelski
così che i disoccupati
sarano finalmente integrati.
A Sindona, a Carboni, a Gelli,
della P2 e tutti i suoi fratelli
auguro con vera convinzione
che possano marcire in prigione.
Auguro al povero padrone
che sia esentato dalla tassazione
e, se gli serve qualche milione
c'è sempre pronto il sor Pantalone
che ha le spalle buone.
Basta parlare, aprite il panattone,
orsù stappate lo spumante Gancia,
rimpinziamoci così bene la pancia.
Dagli da bere e mangiare agli italiani
saranno sempre buoni democristiani,
Buon Natale, Tanti Auguri a tutti,
speriamo sian finiti i tempi brutti.
1982, quell'anno l'azienda inviò a febbraio 236 lettere
di licenziamento, la fabbrica venne occupata allora
l'azienda mise tutti in libertà. La trattativa al ministero
durò un mese, se ne uscì con metà personale messo in
cassaintegrazione.
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