domenica 22 novembre 2009

Natale 1988 Siarco (11) /I

Hotel Selene, 1988
primo piano sfocato Aldo, Tittoni, Cappelli,Martignoni, Don Vito Nicolosi, in piedi Forcina di fronte Rodolfo

Cari amici buonasera,
or che siam riuniti tutti
in festevole atmosfera
vi saluto, belli o brutti,
grandi, grossi, piccolini,
apprendisti, professori,
romanisti, juventini,
e nessun che resti fuori.

Un saluto va a Tittoni
mio istruttore, mio maestro,
taglia, buca, fa campioni,
e perfin qualche malestro,
oh! Scusate la parola,
è italiana, vuol dir danno,
non pensiate sia 'na fola,
se pensaste che v'inganno
domandate allo "scienziato"
certo a lui nulla gli sfugge,
cinque volte diplomato,
a zittirlo si distrugge.

Tanto amico è di Marcello
nel reparto il veterano
sembran un d'altro il fratello,
mente un, l'altro la mano.

E alla mano andiamo avanti
salutando Sementilli,
Pannolino e tutti quanti
sian nervosi oppur tranquilli.

Stai tranquillo caro Toto
che il passato se n'è andato,
il futuro resta ignoto,
non sarà per sempre ingrato.

Però ingrato è il destino
con Mariano che è Laziale,
si consola un pochettino
con la Roma, se va male.

Meno male che c'è Nino
il puffetto astuto, scaltro,
le invenzioni fa persino
tra d'un collettore e un altro.

Altro v'è gagliardo e tosto
il ruspante sor Peppone
con il miele in cor nascosto
pur se sempre brontolone.

Brontolone più che mai
Martignon che buchi attappa,
se son tanti non son guai
perché a lui nessuno scappa.

Scappa invece la pazienza
troppo spesso al sor Giardina
ma si calmi sua eccellenza
od il cuor gli va in rovina.

In rovina è andato Cencio
nobilastro caprarolo,
tra la plebe, senza incenso,
di monarchici è da solo.....
..........................................

Solo Pietro conosco calabrese
calmo e pacato, senza scatti d'ira,
penso che se lo coprono al paese
vien ripudiato e preso sotto mira.

La mira Aldo ha perduto per il buco
anche se infila da mattina a sera;
dimostra ciò che non può dirsi eunuco
ma che scordato s'è la primavera.

La Primavera ride ai giovanotti
che sono giunti qua in copiosa schiera
tanto da far temere ai più vecchiotti
di veder vacillare la carriera.

La carriera, chi vien dalla gavetta
è quella cosa che lo porta in alto
però non sempre porta in su la vetta
ed a ritroso è molto amaro il salto.

Salto di qualità or devo fare
se dall'amica plebe agli alti ranghi
or devo andar; mi dovete aiutare
ad uscir fuori da insidiosi fanghi.

A salutar comincio da Brunetti
e qui so bene di non correr rischio,
lui sempre vive in mezzo ai poveretti
e intenderci possiamo con un fischio.

Più ardua si fa or la circostanza
perché sopra Brunetti, nell'Olimpo
scordarci non possiam che ci sta Lanza .......direttore
siculo, radical di vecchio stampo.
Se lo vedesse Pannella ahi! Che sfortuna!
Scoprirlo quà a mangiar, lui che digiuna.

E ora amici tocca andare piano,
chi tocca i fili muore, non son fesso,
che posso dire mai di Rapuano? ............capo del personale
che è colpa sua se sono qui adesso?

Chissà se sarò stato un buon acquisto;
certo che con Andrade avete visto?
Se non per altro, costo molto meno,
non sono esotico, indigeno nemmeno.

Io sono l'insaziabile operaio,
specie oramai in via d'estinzione,
se questo sia un bene oppure un male
bisognerebbe chiderlo al padrone.
Non vorrei far dal lupo, poveretto
che l'hanno sterminato ora è protetto.

Un saluto sincero agli impiegati,
dicon che sia una specie un po' depressa,
certo, dall'etichetta son legati,
come colui che si reca alla messa;
egli si mette in ghingheri, si sa
però sacrifica un po' di libertà.

Ed oramai che abbiamo preso l'onda
saluto il signor Sdringola che oggi .......Titolare
è approdato sulla nostra sponda
speriam che pagi il conto e che non sloggi
tutti la conosciamo la canzone
che gira gira, paga Pantalone.

Insomma, è sempre dura la pagnotta,
c'è sempre chi è contento e chi borbotta,
Auguri di buon Anno e Buon Natale
dall'ultimo arrivato al principale.

Natale 1988 Hotel Selene Pomezia

da: Er Polo e li Polli

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