
Buona sera signori e conoscenti,
un anno fa, solo per aver letto
qualche strofetta agli allor presenti,
sei mesi di Siberia mi son fatto.
Un amico mi ha parlato chiaro:
-Stai zitto o vai a fare il bombolaro!-
Ma son testardo e mi piace il rischio
e dei buoni consigli me ne infischio,
perciò, chi intender non volesse il botto
meglio che s'alzi e faccia fagotto.....
C'è un'azienda in via di Monte d'Oro
dove si vive come una famiglia,
ognun fa la sua parte, il suo lavoro,
naturalmente chi meno fa più piglia.
Qui non m'invento niente di speciale,
si tratta di una legge naturale!
Ben distinti son l'appartamenti,
vicini ma non son comunicanti,
uno ordinato pei figli più obbedienti,
l'altro vecchio, per quelli un po' ignoranti;
tra l'uno e l'altro, ma nessun ci bada,
stanno i Fagocchi in mezzo ad una strada.
Tra caporali, sergenti e marescialli,
non si capisce più a chi dar retta,
-Lascia perder quei pezzi!-l'altro: -Falli!-
uno dice : va avanti, l'altro: aspetta.
Fra tutti chi si crede capitano
è Grasso, lo scienziato siciliano.
se lavorasse tanto quanto strilla,
potremmo bere tutti camomilla!
Famiglia grande, ancora patriarcale,
dove a comandare è l'esperienza,
la gran capacità non tanto vale,
ma guai della memoria restar senza.
-Servono urgenti cento collettori
uguali a un mese fa, gli stessi fori!-
-Come? gli stessi fori? Non rammento!
Eh no picciotto! Stacci un po' più attento!-
E allor che la memoria non t'assiste
ti scapicolli per salir sul treno,
è tosto l'operaio, non desiste
anche se quello corre che è un baleno.
Certo, da sempre l'operaio ci spera
però quel treno resta una chimera.
Dice Titton: -Se c'era Lui, se c'era!
Vedrai che i treni erano puntuali!,
i collettori erano tutti uguali,
vedrai che d'ordine un po' più ce n'era!-
qua hanno messo ordine da Pietro,
non trovan più cannelli, pinze, metro.
Si sparse voce un dì di certa ciccia
ed in pecunia volgar noi si tradusse,
nella metafora spesso si pasticcia
ma nulla ad altro pensiero ci indusse,
restò deluso ognun e un po' sorpreso
scoprir che di lavoro s'era inteso.
Se m'è concesso, abbandoniamo i lai,
già sento Toto, -Falla un po' finita!-
politica, lavoro, donne o guai,
qualunque l'argomento lui s'irrita,
in una sera bella come questa
a nessun voglio rovinare la festa.
Passo direttamente a far gli Auguri,
Auguri a Martignon, baffo rapace,
romagnolo di razza, siam sicuri,
come lui tappa nessuno è capace,
Auguri ad Aldo, oramai vecchietto,
che Manlio diventar possa maghetto.
Sinceri auguri al Gaetan furioso
che di rimbalzo le sue furie spara
in un eterno ambiente bellicoso
e così rende la giornata amara
a Ignazio poverin, sposo novello,
che se s'arrabbia tartaglia un macello.
Auguri a Rapuano e gli prometto
la prossima finale sarà in campo,
ne parlerò con il compagno Occhetto
così l'allenator non avrà scampo;
adesso con la nuova strategia
chi non s'allinea lo mandiamo via.
Auguri a Peppe, grande brontolone,
par voglia ribaltare tutto il mondo
ma poi finisce in bolla di sapone,
svanendo tra l'ilare ed il giocondo;
un pomeriggio combinò un casino
per difendere Abele da Caino.
Auguri a Marcello che già trema
pensando al pur meritato riposo;
oltre al lavor non conosce altro tema,
di Siarco primo e più fedele sposo.
A Lucio e Micio, profughi forzati,
estromessi di là, dalla cortina
perché ribelli, non allineati,
alla nuova e moderna disciplina.
Auguri a Dino, a Lino, a Nino, a Pino,
Auguri a Don Vito ed ai Benito,
s'hanno spallato il muro di Berlino,
all'imballaggio ancor non l'han finito.
Auguri a Sementilli, auguri a Mesce
solo perché la rima mi riesce.
..................................................
Al Putrella, ragazzo di borgata,
Auguri a Cencio che le nocchie porta,
e all'impiegate dalla gonna corta,
comunque con la gonna od i calzoni
roba non sono per noi zoticoni;
le immaginate a lavar le tute
sì delicate, fragili, minute?
Ci restano Maria e Giuseppina,
sempre meglio di Michele o Forcina,
giovanotti, non buttiamoci a terra,
meglio è sempre l'amore della guerra,
e, se qualcuno è debole di cuore,
non preoccupiamoci, c'è il supervisore.
Qui scordarmi non posso i delegati
anche se sono un poco incavolati,
l'accordo prevedeva due livelli
ma il padrone ne ha dati più di quelli,
allora è nata in me la convinzione
che di buoni ci sia solo il padrone.
Auguro a me scoprir chi mi comanda,
tra capi e capoccetti ne ho una banda,
Lanza, Brunetti, Pietro, Conficconi,
meno male c'ascolto sol Tittoni!
Auguri anche oltre la frontiera
ormai siam sotto un' unica bandiera,
fra tutti un ricordo al sor Proietti
e perché no, all'amico Giaccheti,
un abbraccio a Silvan tosco loquace
ed ora basta, vo' lasciarvi in pace.
Sarete stufi de sta lunga lagna,
Viva la Siarco fino che se magna,
Arrivedeci alla prossima puntata,
Auguri a tutti e buona serata.
Quell'anno la cena di fine anno si svolse da Biagio a Torvajanica, io per motivi di famiglia non potei partecipare, questa poesia la inviai registrata. Quello fu l'ultimo anno in cui l'azienda offrì il pranzo ai dipendenti. L'occasione o l'alibi per interrompere la tradizione fu il fatto che a fine 1990, quando già l'azienda aveva annunciato che ci sarebbe stata la solita cena, noi operai si impedì al principale di assistere ad una assemblea aziendale, quella fu la scusa per annullare la già prevista cena e non farne più. Ci saranno altre occasioni per esibirmi ma sempre in cene organizzate tra amici e compagni di lavoro.
da: Il Bastone e la Carota
un anno fa, solo per aver letto
qualche strofetta agli allor presenti,
sei mesi di Siberia mi son fatto.
Un amico mi ha parlato chiaro:
-Stai zitto o vai a fare il bombolaro!-
Ma son testardo e mi piace il rischio
e dei buoni consigli me ne infischio,
perciò, chi intender non volesse il botto
meglio che s'alzi e faccia fagotto.....
C'è un'azienda in via di Monte d'Oro
dove si vive come una famiglia,
ognun fa la sua parte, il suo lavoro,
naturalmente chi meno fa più piglia.
Qui non m'invento niente di speciale,
si tratta di una legge naturale!
Ben distinti son l'appartamenti,
vicini ma non son comunicanti,
uno ordinato pei figli più obbedienti,
l'altro vecchio, per quelli un po' ignoranti;
tra l'uno e l'altro, ma nessun ci bada,
stanno i Fagocchi in mezzo ad una strada.
Tra caporali, sergenti e marescialli,
non si capisce più a chi dar retta,
-Lascia perder quei pezzi!-l'altro: -Falli!-
uno dice : va avanti, l'altro: aspetta.
Fra tutti chi si crede capitano
è Grasso, lo scienziato siciliano.
se lavorasse tanto quanto strilla,
potremmo bere tutti camomilla!
Famiglia grande, ancora patriarcale,
dove a comandare è l'esperienza,
la gran capacità non tanto vale,
ma guai della memoria restar senza.
-Servono urgenti cento collettori
uguali a un mese fa, gli stessi fori!-
-Come? gli stessi fori? Non rammento!
Eh no picciotto! Stacci un po' più attento!-
E allor che la memoria non t'assiste
ti scapicolli per salir sul treno,
è tosto l'operaio, non desiste
anche se quello corre che è un baleno.
Certo, da sempre l'operaio ci spera
però quel treno resta una chimera.
Dice Titton: -Se c'era Lui, se c'era!
Vedrai che i treni erano puntuali!,
i collettori erano tutti uguali,
vedrai che d'ordine un po' più ce n'era!-
qua hanno messo ordine da Pietro,
non trovan più cannelli, pinze, metro.
Si sparse voce un dì di certa ciccia
ed in pecunia volgar noi si tradusse,
nella metafora spesso si pasticcia
ma nulla ad altro pensiero ci indusse,
restò deluso ognun e un po' sorpreso
scoprir che di lavoro s'era inteso.
Se m'è concesso, abbandoniamo i lai,
già sento Toto, -Falla un po' finita!-
politica, lavoro, donne o guai,
qualunque l'argomento lui s'irrita,
in una sera bella come questa
a nessun voglio rovinare la festa.
Passo direttamente a far gli Auguri,
Auguri a Martignon, baffo rapace,
romagnolo di razza, siam sicuri,
come lui tappa nessuno è capace,
Auguri ad Aldo, oramai vecchietto,
che Manlio diventar possa maghetto.
Sinceri auguri al Gaetan furioso
che di rimbalzo le sue furie spara
in un eterno ambiente bellicoso
e così rende la giornata amara
a Ignazio poverin, sposo novello,
che se s'arrabbia tartaglia un macello.
Auguri a Rapuano e gli prometto
la prossima finale sarà in campo,
ne parlerò con il compagno Occhetto
così l'allenator non avrà scampo;
adesso con la nuova strategia
chi non s'allinea lo mandiamo via.
Auguri a Peppe, grande brontolone,
par voglia ribaltare tutto il mondo
ma poi finisce in bolla di sapone,
svanendo tra l'ilare ed il giocondo;
un pomeriggio combinò un casino
per difendere Abele da Caino.
Auguri a Marcello che già trema
pensando al pur meritato riposo;
oltre al lavor non conosce altro tema,
di Siarco primo e più fedele sposo.
A Lucio e Micio, profughi forzati,
estromessi di là, dalla cortina
perché ribelli, non allineati,
alla nuova e moderna disciplina.
Auguri a Dino, a Lino, a Nino, a Pino,
Auguri a Don Vito ed ai Benito,
s'hanno spallato il muro di Berlino,
all'imballaggio ancor non l'han finito.
Auguri a Sementilli, auguri a Mesce
solo perché la rima mi riesce.
..................................................
Al Putrella, ragazzo di borgata,
Auguri a Cencio che le nocchie porta,
e all'impiegate dalla gonna corta,
comunque con la gonna od i calzoni
roba non sono per noi zoticoni;
le immaginate a lavar le tute
sì delicate, fragili, minute?
Ci restano Maria e Giuseppina,
sempre meglio di Michele o Forcina,
giovanotti, non buttiamoci a terra,
meglio è sempre l'amore della guerra,
e, se qualcuno è debole di cuore,
non preoccupiamoci, c'è il supervisore.
Qui scordarmi non posso i delegati
anche se sono un poco incavolati,
l'accordo prevedeva due livelli
ma il padrone ne ha dati più di quelli,
allora è nata in me la convinzione
che di buoni ci sia solo il padrone.
Auguro a me scoprir chi mi comanda,
tra capi e capoccetti ne ho una banda,
Lanza, Brunetti, Pietro, Conficconi,
meno male c'ascolto sol Tittoni!
Auguri anche oltre la frontiera
ormai siam sotto un' unica bandiera,
fra tutti un ricordo al sor Proietti
e perché no, all'amico Giaccheti,
un abbraccio a Silvan tosco loquace
ed ora basta, vo' lasciarvi in pace.
Sarete stufi de sta lunga lagna,
Viva la Siarco fino che se magna,
Arrivedeci alla prossima puntata,
Auguri a tutti e buona serata.
Quell'anno la cena di fine anno si svolse da Biagio a Torvajanica, io per motivi di famiglia non potei partecipare, questa poesia la inviai registrata. Quello fu l'ultimo anno in cui l'azienda offrì il pranzo ai dipendenti. L'occasione o l'alibi per interrompere la tradizione fu il fatto che a fine 1990, quando già l'azienda aveva annunciato che ci sarebbe stata la solita cena, noi operai si impedì al principale di assistere ad una assemblea aziendale, quella fu la scusa per annullare la già prevista cena e non farne più. Ci saranno altre occasioni per esibirmi ma sempre in cene organizzate tra amici e compagni di lavoro.
da: Il Bastone e la Carota
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