mercoledì 25 novembre 2009

Cronaca di una lotta che fu (21)


Mi ricordo che ero delegato
al reparto di carpenteria,
la direzione disse: Ho sbagliato,
per quest'anno il premio vola via!

Disse che suo malgrado l'ingegnere
mentre l'accordo s'accingea a firmare
era distratto e non potè vedere
che noi lo si voleva abbindolare.

Mi sembrò strano che un dirigente
fosse ingannato da semplici operai,
ancora ne capivo poco e niente
però gjà dissi: Questi vogliono guai!

Qualcuno disse: - Andiam dall'avvocato!
il premio è nostro, ce lo devon dare,
quando un accordo è fatto, è firmato,
la legge non consente di sbagliare! -

Gli altri invece che erano di più:
- Se vogliono lo scontro, scontro sia,
questa volta bisogna dargli giù! -
E così fu, che lotta mamma mia.

Come sempre s'iniziò in sordina,
un'ora al giorno, sperando di far presto,
la tensione cresceva ogni mattina,
e ci accorgemmo poi che era un pretesto.

S'era forse girata la frittata?
La Gimac mise in cassaintegrazione,
la Stifer tirò fuori la serrata;
era il momento buono del padrone?

S'acuì lo scontro, crebbe la tensione,
la lotta cominciò a farsi dura,
non voleva trattar la direzione
qualcuno cominciò ad aver paura.

Un bel momento ecco la novità,
ai nuovi assunti, (cinquanta o giù di lì)
la ditta dice che il premio lo darà;
immagimate un po' come finì!?

Erano mesi ormai che si usciva
ogni giorno con ritmo crescente,
nessuna prospettiva si apriva,
la direzione facea l'indifferente.

Qualcun crollò, non ce la fece più,
erano quattro o cinque ai serramenti,
qualche capo allora saltò su,
voleva aggregarne almeno venti.

Chiamò un gruppo di operatori,
disse: -Se state dentro voi è fatta!-
Nessuno abboccò, vennero fuori,
l'unità rimase quasi intatta.

Fu un pomeriggio, eran forse le tre,
al momento di uscire a scioperare
un compagno corse verso d me,
disse: -Il ragazzo nuovo sta a saldare!-

Ecco allora i più scalmanati
saltare in aria; -Su! Tutti in corteo!-
Subito in gruppo, dietro i delegati
per gridare la rabbia in faccia al reo.

La rabbia era tanta e qualche insulto
venne rivolto al povero ragazzo
che nel veder quell'orda sbiancò in volto,
e reagì come se fosse pazzo.

Con lo sgabello in aria - A chi lo tiro?-
gridava come fosse forsennato,
qualcuno continuò a prenderlo in giro,
svenne il ragazzo poi, cadde stremato.

Alcuni risero, a me faceva pena,
il corteo continuò la sua sfilata,
un che contava vista avea la scena,
che conclusione avrebbe maturata?

Venne allora chi alzava il polverone,
parlò di bàratri, ci chiamò banditi,
finché un giorno prese uno sberlone,
da quel momento tutti furono avvertiti.

Gli impiegati, (non tutti si capisce)
solenne voto fecer di carità.
-Ciò che avremo, basta che si finisce
agli orfanelli lo si devolverà!-

Come chi fa il peccato, si confessa
e dopo quando esce lo rifà,
gli orfanelli son vecchi e la promessa
non sanno ancora se si manterrà.

Già la ditta ci aveva denunciati
per lotta anti costituzionale,
la invitammo a trattar coi sindacati
all'ufficio del lavoro regionale.

Anche qui creò tentennamenti
ormai sicura d'averci spremuti,
portammo a Roma i più diffidenti
i loro dubbi vennero chiariti.

Non eravamo noi a non trattare
come qualcuno voleva far pensare,
fu così che tornò a scioperare
anche colui che stava a lavorare.

Fu per qualcuno il colpo di grazia,
avea creduto di spaccarci l'ossa,
ma fu per lui una vera disgrazia,
qua non avrebbe più fatto una mossa.

Le ossa le avevamo proprio rotte
ma la vittoria allora fu totale,
da quella volta si son le parti edotte
per evitare di rifarsi male..

11-02-1981, da: Il Bastone e la Carota,

storia dell'altro secolo





















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